domenica 9 Agosto 2026
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Tra materia ed emozioni: il richiamo della scultura nel cuore del maestro “Scarpazza”

Nel borgo di Sinopoli stanno diventando sempre più popolari le opere dell’ artista Graziano Maurizio Papalia, da tutti conosciuto come il maestro “Scarpazza”, un gigante non solo per la mole ma anche per l’anima che mette nella lavorazione dei suoi manufatti.

L’artista coltiva nel cuore una grande passione: la scultura ed è non solo un “artigiano del legno”, ma una persona che vive un rapporto mistico con la materia. Nel tempo ha saputo ascoltare il richiamo profondo della propria creatività, dimostrando che l’età non è un limite, ma una risorsa preziosa per chi ha il coraggio di sognare.

Non è nato scultore di professione, ma lo è diventato attraverso la dedizione costante, trasformando la passione in un linguaggio quotidiano. Con le sgorbie in mano, egli scava nella profondità del legno, raccontando l’anima fino alla forma che emerge ora con il volto di una Madonna o con lo sguardo di un Santo o altro ancora .

La sua bottega situata in montagna presso il “Rifugio Scarpazza ” è oggi la testimonianza vivente che, quando si ha fede nel proprio talento, anche la materia più resistente finisce per arrendersi alla bellezza. Lo abbiamo intervistato per cogliere il suo senso artistico.

Come è nata la sua passione per l’arte?
“Il disegno ha fatto parte di me fin da quando ero bambino, tanto che ho frequentato un anno al liceo artistico. Tuttavia, la folgorazione vera è avvenuta vicino a casa mia: c’era un signore che scolpiva la pietra verde. Andavo da lui ogni giorno e iniziai a provare a scolpire anch’io le mie prime forme.”

Cosa la spinge a scegliere il legno come materiale principale?
“Il mio legame con il legno nasce dal mio lavoro. È un materiale che conosco profondamente: quando osservo un pezzo di legno, non vedo solo materia grezza, ma intravedo già l’immagine che posso far emergere dal suo interno.”

Qual è il motore che la spinge a creare?
“È una passione innata, una spinta che sento viva dentro di me e che non posso ignorare.”

Cosa prova guardando la sua prima opera rispetto all’ultima?
“Guardare la mia prima opera mi regala un profondo senso di soddisfazione: rappresenta l’inizio del mio cammino. Confrontandola con quella appena terminata, colgo chiaramente i progressi fatti nella tecnica, nella sicurezza e nella capacità di esprimere le mie idee. La prima mi ricorda da dove sono partito; l’ultima testimonia quanto sono cresciuto e di cosa sono capace oggi.”

Come si è evoluto il suo stile nel tempo?
“Col passare degli anni, ho imparato a spostare il focus: oggi do molta più importanza al messaggio e alle emozioni che un’opera trasmette, andando oltre la pura esecuzione tecnica.”

C’è qualcosa di sé nelle sue sculture?
“Credo fermamente che in ogni opera l’artista lasci sempre una parte di sé, una traccia della propria anima.”

La scultura è anche un modo per ringraziare la vita?
“Sì, assolutamente. Ogni mia scultura è, in fondo, un gesto di gratitudine per aver trovato la mia strada, il mio cammino artistico.”

Cosa significa “essere maestri” nell’arte?
“Per me la maestria non risiede nella perfezione formale, ma nella capacità di dare forma a un’idea o a un’emozione con autenticità.”

Come definirebbe il successo nel suo lavoro?
“Non lo considero un traguardo tecnico, ma il risultato costante di dedizione e passione.”

Che consiglio darebbe a chi vorrebbe iniziare. Qual è il suo sogno nel cassetto?
“Il mio sogno è riuscire a scolpire la “Genesi”.

Quale è stata la sua ultima opera ?

“La Madonna delle Grazie per me non è stato un semplice lavoro manuale, ma un processo intimo e viscerale: sentivo di dover far nascere dal legno non solo una forma, ma l’essenza stessa della devozione, come se il materiale vivesse insieme a me ogni fase di questa creazione.”

La bottega di Graziano, è diventata grembo dove la fede si è trasformata in materia capace di toccare le corde dell animo perché preghiera mistica profondamente viscerale.

Angelina Stillisano