Si è spenta oggi una delle firme più stimate del nostro panorama giornalistico, ma soprattutto un uomo dai valori rari. Michele Albanese non ce l’ha fatta. Michele, il giornalista gentiluomo, ha lasciato un vuoto profondo non solo nelle redazioni che ha onorato con il suo lavoro, ma in chiunque abbia avuto il privilegio di incrociare il suo cammino come il sottoscritto.
Michele Albanese era quello che definiremmo un uomo d’altri tempi. In un mondo che corre e spesso urla, lui portava con sé la forza della pacatezza, l’eleganza del dubbio e un’integrità morale incrollabile.
Non cercava il clamore, ma la verità; non inseguiva la fama, ma il rispetto dei fatti e dei lettori. Il suo cuore ha cessato di battere oggi presso il reparto di rianimazione dell’Ospedale Civile di Cosenza, al termine dell’ennesima e disperata lotta.
Si chiude così la sua lunga peregrinazione, iniziata lo scorso anno, nel mese di giugno, che aveva reso ancora più gravosa un’esistenza già profondamente segnata dal sacrificio: quello di vivere sotto scorta per amore della sua professione.
Di questo grande martire del giornalismo, stimatissimo collega, amico e fratello, rimarrà ad imperitura memoria la passione e la saggezza che hanno guidato ogni suo passo. Era un amante della verità, un ricercatore instancabile di risposte, sempre pronto a scavare a fondo per dare una soluzione a ogni problema, senza mai voltarsi dall’altra parte.
Questa sua rettitudine ha però avuto un prezzo altissimo, ha pagato uno scotto amaro, sia per sé che per la propria famiglia, affrontando privazioni economiche e umane con una dignità fuori dal comune.
Vivere sotto protezione non ha scalfito la sua integrità, ma ha testimoniato quanto fosse pericoloso, eppure necessario, il suo modo di intendere il giornalismo.
È tra le mura di casa, circondato dai suoi affetti più cari, che Michele Albanese trovava la forza e il senso di tutto.
In questo momento di immenso dolore, il pensiero va alla sua famiglia, all’ amata moglie Melania, alle due figlie, Maria Pia e Michela, con le quali ha condiviso non solo l’affetto, ma anche il peso di una vita vissuta in prima linea. A loro si stringe l’intera comunità e i colleghi tutti, ricordando l’uomo straordinario che, nonostante le prove durissime ha saputo insegnare, prima di tutto con l’esempio, cosa significhi vivere con dignità e amore.
”Un giornalista che non ha mai smesso di essere, prima di tutto, un uomo perbene.”.
L’ultimo nostro incontro presso il reparto dell’ospedale di Reggio, nonostante tua moglie Melania mi avesse già avvertito che eri irriconoscibile, mi ha lasciato profondamente turbato, tanto da non permettermi di tornare a trovarti. Anche se non riuscivo a comprendere la tua voce, i tuoi occhi parlavano, dicevano tutto quel che ci siamo detti in un giorno ormai tanto lontano che ha segnato la tua vita, la tua libertà fisica.
Ciao, Michele! Mi mancherà il tuo modo di essere, la tua disponibilità, la tua presenza.
Demetrio Calluso


































