L’evento organizzato dal Centro Arcoiris di Palmi per celebrare la festa della donna ha lasciato un segno profondo nel cuore dei presenti.
Al centro della serata c’è stata l’opera “Il Silenzio di Medea” della scrittrice Marina Neri, arricchita dai suggestivi dipinti di Carmen Schembri Volpe, che ha saputo unire arte e psicologia in modo unico.
La serata è iniziata con il cortometraggio “Ali spezzate”, interpretato e scritto in chiave psicologica dalla dirigente di psicologia del centro, la dottoressa Raffaela Condello, e da Maurizio Colosi, un momento così intenso da far toccare con mano agli spettatori la sofferenza di chi subisce violenza.
Il dibattito è poi proseguito con l’analisi del mito di Medea confrontato con la realtà di oggi, grazie agli interventi degli esperti: il responsabile del centro di salute di Taurianova, il dottor Roberto Zappone, la dottoressa Martina Caponeri, maresciallo della stazione dei carabinieri di Palmi, il giornalista Rocco Pardo e lo scrittore nonché poeta, il dottor Giovanni Suraci. Un contributo speciale è arrivato dalle studentesse Martina Landolfi, Greta Parrello ed Emily Albertani che hanno recitato con grande emozione alcune poesie tratte dal libro, trasformando i loro versi in un grido di speranza.
L’obiettivo è stato quello di abbattere il muro del silenzio e della vergogna per aiutare le donne a chiedere aiuto e a vivere finalmente senza paura. A conclusione di questo cammino, la scrittrice Marina Neri ci ha regalato una riflessione preziosa su ciò che resta “dopo”, un’orazione solenne sul senso della vita. Per l’autrice, ciò che permane nel “dopo” non è il vuoto eco di un evento concluso, ma un senso di pienezza dell’anima che trasfigura l’individualismo nell’affermazione sacrale di un “noi” collettivo.
La dottoressa Neri ha delineato con acume il progetto non come sterile estrinsecazione dell’io, ma come un cammino corale dove la scrittura si eleva a medicina dello spirito e le competenze umane divengono l’antidoto supremo contro la deriva di un mondo che ha smarrito la propria bussola affettiva. Ha sottolineato che la gioventù non è un’entità da trarre in salvo, bensì la leva vitale capace di scardinare la realtà, alimentata dalla tenacia del coraggio. Le sue parole hanno saputo onorare le esistenze negate. Resta nel cuore quel senso di “pieno”, la consapevolezza che solo restando uniti possiamo costruire un mondo dove ogni donna sia finalmente libera di essere se stessa.
Angelina Stillisano.
































