Originaria di Reggio Calabria, la giovane cantante Carmen Floccari si è aggiudicata il prestigioso Premio nazionale Folk & World (sezione Nuove Generazioni), insieme al Premio Nuovo Imaie, assegnato sul palco del Li Ucci Festival a Cutrofiano, nel Salento.
Dotata di una straordinaria capacità interpretativa e di una voce calda e magnetica, Carmen riesce a rendere unici i canti della tradizione popolare. Il suo percorso artistico unisce lo studio accademico, frequenta infatti il corso di canto popolare in conservatorio ,a una ricerca musicale raffinata, capace di dare nuova vita ai brani storici attraverso arrangiamenti moderni e originali. A suggellare questo legame con le proprie radici c’è anche la pubblicazione dell’inedito “U dui settembri”, un brano uscito giorni fa , intensamente legato alla devozione per la Madonna della Montagna di Polsi.
Come è nata la tua passione musicale?
È nata molto presto in famiglia, ascoltando i canti tradizionali calabresi, dato che siamo tutti appassionati di musica popolare. Con il tempo ho capito che sarebbe stata la mia strada artistica, spingendomi a studiarla e ad approfondirla per farla diventare parte di me.
Quali sono le principali influenze musicali che ispirano gli arrangiamenti moderni dei canti tradizionali che hai scelto?
La base rimane la musica tradizionale calabrese ,ritmo, melodia, dialetto e interpretazione , che mi piace contaminare con pop, elettronica, indie e sonorità contemporanee. Non voglio sostituire la tradizione, ma creare un dialogo per dimostrare che un canto antico può parlare alle persone di oggi e avvicinare i più giovani.
In che modo lo studio accademico del canto popolare in conservatorio sta influenzando la tua evoluzione artistica?
Mi sta dando la possibilità di guardare alla musica con occhi diversi. Prima c’erano soprattutto l’istinto e l’ascolto; oggi acquisisco strumenti tecnici e teorici per comprendere più a fondo ciò che canto, interpretandolo e trasmettendolo senza snaturarlo. È un percorso fondamentale per la mia identità musicale.
Oltre al profondo legame con la devozione e il pellegrinaggio a Polsi, cosa rappresenta intimamente “U dui settembri” per il tuo percorso artistico e personale, e in che modo questo brano riesce a fondere la spiritualità popolare con la ricerca musicale moderna?
“U dui settembri” è qualcosa di molto intimo: il racconto di un sentimento, di una memoria collettiva e di un legame profondo con la nostra terra. Io e Paolo Paviglianiti l’abbiamo scritta quasi come una preghiera, perché Polsi non è solo una destinazione, ma un luogo da vivere con immensa devozione.
Cosa fai per fare in modo che questa ricerca e voglia di mantenere le tradizioni si attui quotidianemente? Quanto tempo dedichi a questo?
La ricerca non si limita al palco ma fa parte della mia quotidianità: ascolto, studio, raccolgo testimonianze e mi confronto con chi custodisce le tradizioni, inserendo anche il conservatorio in questo percorso. Cerco di portare questa musica fuori dai contesti abituali, specialmente tra i giovani. Non saprei quantificare il tempo, perché è diventato il mio modo di vivere, anche quando non lavoro direttamente a un brano.
Perché hai scelto di cantare in vernacolo?
Perché il vernacolo è la mia identità. Cantare in calabrese dà voce a un modo di vivere e sentire che una traduzione non può restituire. Non è un reperto antico, ma una lingua viva capace di emozionare, insegnando ai giovani a essere orgogliosi delle proprie radici senza vergognarsene.
Qual è il messaggio che vuoi trasmettere ai giovani?
Vorrei dire loro di conoscere le proprie radici prima di pensare di doverle abbandonare. La tradizione non è un limite, ma uno strumento per creare qualcosa di nuovo guardando avanti. Sarebbe bellissimo se lo studio delle tradizioni e delle minoranze linguistiche, come il grecanico della mia area , fosse obbligatorio nelle scuole.
Quali progetti futuri o nuovi brani seguiranno la vittoria di questi importanti riconoscimenti?
I premi sono un grande incoraggiamento ma non un punto di arrivo. Sto lavorando a nuovi progetti in cui continuerò a unire la musica tradizionale calabrese a nuove sonorità. L’obiettivo è raccontare la Calabria a chi è più giovane o non è calabrese, facendo in modo che la tradizione non venga solo ricordata, ma vissuta e reinventata.
Tra radici profonde, studio accademico e una straordinaria apertura verso i linguaggi contemporanei, il percorso di Carmen Floccari dimostra che la tradizione popolare è una voce viva che continua a pulsare nel presente. I prestigiosi riconoscimenti ottenuti al Li Ucci Festival sono solo il primo capitolo di una storia artistica che promette di portare la bellezza, la forza e l’identità della Calabria ben oltre i confini regionali, rinnovando il passato per consegnarlo con orgoglio al futuro .
Angelina Stillisano


































