giovedì 18 Giugno 2026
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Giovanni Suraci vince il Premio “Francesco Chirico”

Nella suggestiva cornice del Castello Aragonese si è concluso con grande successo il Premio Nazionale di Poesia A.I.Parc “Francesco Chirico”.

In un’atmosfera di profonda riflessione, la voce della poesia contemporanea ha trovato un degno riconoscimento nell’ambito della kermesse “La Primavera della bellezza”, un evento che ha celebrato lo stretto connubio tra musica, teatro e lirica, restituendo centralità alla cultura e vigore alle arti.

​Il momento culminante della manifestazione è stata la cerimonia di premiazione, che ha visto i seguenti vincitori:
​1° Classificato: il poeta reggino Giovanni Suraci con la poesia “160 bare bianche”. Un’opera di struggente impatto emotivo che è valsa all’autore una scultura del pittore internazionale Natino Chirico, raffigurante la Nike di Samotracia.
​2° Classificato: Paolo Marcianò con la lirica “Un uomo”, premiato con il dipinto “Bergamotti sullo Stretto”.
​3° Classificata: Eufemia Attanasi con la lirica “Comete di Carne”, a cui è andata la tela “Il truffatore”.

​L’evento è stato impreziosito dalle note del Maestro Taverriti e dall’intensità interpretativa dell’ attrice Stefania De Cola. La giuria, guidata dal vaticanista Enzo Romeo, ha descritto l’opera di Suraci come una “fotografia dolente”. La motivazione sottolinea la capacità dell’autore di trasformare una tragedia in un fermo-immagine ieratico, consegnandola alla memoria collettiva.

​Suraci non si limita a osservare la storia, ma ne diventa il cantore, utilizzando versi struggenti che rifuggono l’isolamento della “torre d’avorio” per farsi sguardo critico e voce del proprio tempo. I versi, di cui riportiamo degli stralci, rappresentano un presidio civile che mobilita la lirica restituendole il ruolo di guida per le coscienze:
​”Pietra su pietra la mente ha bevuto il dolore / incidendo alfabeti di sangue sui greti del mondo… / adesso infelice abito il nero / quando il fiume raccoglie 160 petali bianchi”.

​L’opera si conferma un pezzo di rara potenza emotiva, capace di scuotere l’animo e di trasformarlo in lutto universale,come canto di dolore. Il vero protagonista della serata è stato il potere della parola: il poeta ha interpretato la realtà più cruda, incidendo nella memoria del lettore immagini di forza arcaica, come il sangue che macchia i “grembiulini” e quei “160 petali bianchi” che chiudono il cerchio di una tragedia umana, collettiva che stenta a ritrovare la riva e il proprio volto in mezzo a questa barbarie .

​Il successo del Premio è il risultato della perfetta sinergia tra la direzione del Presidente Salvatore Timpano e il lavoro della coordinatrice, la poetessa Marina Neri.

Angelina Stillisano