Michelangelo Gallipoli non è solo un artigiano di 88 anni; è il custode di un tempo perduto, un uomo la cui vita di fatica si è trasformata, in pensione, in un’appassionata missione artistica.
Dalle sue mani è nata una vasta collezione di sculture in legno, un diario intimo che scolpisce la memoria collettiva di Sinopoli, il paese d’infanzia che Gallipoli porta nel cuore. Di questo imponente patrimonio ben 90 manufatti sono destinati a un dono nobile: la creazione di un museo per la comunità sinopolese.
Colpito da una grave malattia che lo porterà alla cecità, l’artista lancia un appello urgente affinché il suo sogno non resti incompiuto.
Quando la pensione lo ha liberato dalle incombenze quotidiane, l’energia non si è spenta, ma si è convogliata in una passione sopita: la lavorazione del legno. Un’arte appresa nella bottega del grande maestro ebanista Rocco Scimone a Sinopoli, il piccolo borgo calabrese dove era stato concepito e aveva vissuto dal 1938 al 1952 grazie al lavoro del padre capotreno.
”Sinopoli, anche se vivo a Tropea, lo porto nel cuore,” confida al telefono. “Ricordo i tempi passati, anche se c’era la guerra.”
Nonostante non abbia studiato arte, l’uomo, ha sviluppato una tecnica personale improntata sulla semplicità, capace di far emergere l’anima nascosta nel materiale. Le sue opere non sono semplici manufatti, ma un diario intimo scolpito.
La sua collezione di sculture non è un insieme casuale, ma un vero e proprio patrimonio tematico, legato indissolubilmente al suo passato e al paese d’infanzia, Sinopoli. Ogni frammento di legno racconta una scena di vita, una memoria collettiva. Una parte del corpus di queste opere sarà destinata come atto d’amore alla cittadina sinopolese.

Il desiderio di Michelangelo è chiaro e nobile: donare l’intera collezione affinché possa essere allestito un piccolo museo che onori la memoria e la cultura della comunità di Sinopoli.
Tuttavia, il tempo sta stringendo in modo drammatico. Il generoso artigiano è stato colpito da una grave malattia che lo condurrà inesorabilmente alla cecità. La maculopatia ha reso ogni scalpellata un atto di resistenza, ogni scultura una preghiera affinché la sua luce interiore, quella della memoria, non si spenga con quella degli occhi.
La donazione, dunque, non è solo un regalo, ma la sua maniera di lasciare la sua vista al paese attraverso le sue mani.
Le novanta sculture non sono solo in attesa di una sede, ma il loro creatore è in attesa di una risposta prima che sia troppo tardi per vederle esposte.
”Non chiedo nulla per me, solo che questo lavoro di anni possa servire alla mia comunità,” spiega l’artigiano. “Il tempo passa, e temo che, se non si agisce, il mio desiderio resterà incompiuto. Vorrei vederlo realizzato prima di perdere la vista.”
E’ il momento di agire e l’appello è rivolto alle istituzioni e ai mecenati: affinché l’infanzia scolpita di Michelangelo Gallipoli diventi, finalmente, la memoria collettiva del paese amato.
Angelina Stillisano

































