Proclamato il lutto cittadino per la perdita del patriarca di 700 anni, simbolo della cultura grecanica.
La furia del ciclone Ulrike, abbattutosi sulla Calabria dopo le già critiche condizioni lasciate dal precedente ciclone Harry, ha inferto un colpo mortale al cuore di Marina di San Lorenzo. L’Olmo Secolare, il maestoso guardiano che per oltre sette secoli ha vegliato sulla piazza e sulla comunità, non ha resistito alla violenza del vento. L’olmo non era un semplice albero, ma il baricentro della vita sociale e storica del territorio.

Come sottolineato con commozione da Anita Nucera, assessore della Città Metropolitana di Reggio Calabria, l’espressione “andare all’olmo” faceva parte del DNA linguistico e affettivo locale.
Per l’assessore, la caduta del gigante rappresenta una ferita che travalica il danno ambientale, intrecciandosi a un dolore intimo e universale:
”Vedere quel gigante cedere è stato come vedere l’ultimo abbraccio di mia madre svanire nel vento.”
In quel tronco spezzato si riflette il dolore della grecanicità, un’appartenenza fiera che oggi si sente più nuda e vulnerabile, priva del suo scudo culturale più antico.
Il Sindaco Sandro Polimeni, dopo i rilievi tecnici che hanno confermato l’impossibilità di salvare la struttura arborea, ha trasformato lo sconcerto della popolazione in un atto ufficiale di rispetto,dichiarando :” È una ferita che sentiamo tutti, perché quell’olmo non era solo un albero: era memoria, identità, appartenenza».
Attraverso l’Ordinanza n. 9 del 13.02.2026, è stato proclamato il lutto cittadino,con le seguenti disposizioni per la giornata di domani :14 Febbraio 2026.
In segno di raccoglimento per la perdita del “monumento naturale”, il Comune dispone:
Bandiere a mezz’asta su tutti gli edifici comunali.
Sospensione di ogni attività ludica o ricreativa pubblica.
Riflessione collettiva sulla tutela dei patriarchi della natura, custodi della nostra storia.
Mentre gli esperti valutano se dai resti del gigante possa nascere una nuova vita, San Lorenzo si stringe attorno alle proprie radici, consapevole che proteggere questi alberi significa, prima di tutto, proteggere se stessi.
Resta vivo il ricordo di chi quell’olmo l’ha vissuto, ci ha giocato da bambino o ha discusso all’ombra delle sue fronde. Ma il ricordo non basta. Da questa ferita deve nascere un appello urgente e accorato per la tutela del nostro patrimonio arboreo.
Proteggere questi patriarchi della natura significa proteggere la nostra storia e il nostro futuro
Angelina Stillisano


































