Sant’Eufemia di Aspromonte — Si è spento lo scorso 3 maggio l’illustre artista Domenico Antonio Tripodi, noto come l’ “Aspromontano”. Questo appellativo gli fu conferito dai critici d’arte per la sua sensibilità ,lui stesso volle riconoscersi nella : “Montagna bianca, simbolo di luce ma anche ricca di mistero, chiusa in una gelosa ritrosia per mostrarsi solo a chi carpisce la sua fiducia.” Il Maestro era un genio artistico a tutto tondo :pittore, poeta, disegnatore, restauratore e musicista. Nacque a Sant’Eufemia d’Aspromonte e la sua storia affonda le radici nella tradizione delle botteghe d’arte, essendo figlio del pittore e scultore Carmelo Tripodi. Egli sosteneva che l’arte, nelle sue poliedriche forme fosse la testimonianza concreta di tutto ciò che è divino. Era solito affermare: “Noi artisti siamo il basamento su cui essa poggia; l’arte ci parla dell’eternità di Dio. Le leggi della bellezza passano attraverso le nostre immagini e noi, come artisti, abbiamo il dovere di dare concretezza a tutto ciò che di più bello e di più vero esiste.”Per gli studenti del Liceo Scientifico “Enrico Fermi” di Sant’Eufemia d’Aspromonte il legame con l’ “Aspromontano” è profondo: proprio lo scorso marzo, grazie all’impegno della dirigente, la professoressa Graziella Ramondino, e dei professori Maria Antonietta Partinico, Antonio Barresi e Carmela Cutri, è stato realizzato l’evento culturale intitolato “Dante e i colori dell’anima”,in occasione del Dantedì 2026.

I versi della Divina Commedia, ispirandosi alle visioni pittoriche del Maestro Tripodi, hanno preso vita grazie a una suggestiva interpretazione degli studenti. Resteranno impresse le parole del messaggio che l’artista, per l’occasione, ha inviato ai ragazzi tramite la professoressa Carmela Cutri, esortandoli a “volare alto”, lasciando loro un testamento etico di speranza e bellezza come bussola per la vita.
Il suo impegno instancabile si concretizzò in modo sublime nelle interpretazioni “psicologiche” sulla Divina Commedia, ne produsse 150,fulgido esempio dell’ influenza della cultura della Magna Grecia che in quest’ opera trabocca come esempio di una civiltà che “pulsa nelle vene della sua gente”. Tripodi interpretò il capolavoro dantesco lasciandosi guidare dalle atmosfere del suo Aspromonte, elevando il colloquio con Dante per lasciarsi avvolgere da una luce mistica.Il suo appellativo non fu solo un riferimento geografico, ma una dimensione universale, raggiunta attraverso una ricerca continua sulla materia.
Questa ricerca spirituale emerge con forza attraverso l’uso sapiente di materiali che richiamano la terra, lavorati con una gestualità energica, che spaziano dai toni caldi ai contrasti vivaci della luce del Sud, attraverso pennellate decise, “colorate e magiche”, realizzate durante tutta la sua carriera e conservate nella sua casa-museo.
Figura di spicco nel panorama contemporaneo, fu capace di portare la voce della Calabria sui palcoscenici mondiali.Incarnò i valori della sua terra elevando la pittura attraverso una sensibilità rara, ancorando la sua ricerca a temi universali: dalla celebrazione della natura al profondo rispetto per ogni creatura.
La sua produzione, oscillante tra tradizione e modernità espressiva, fu una presenza costante in istituzioni di rilievo e mostre nelle principali capitali mondiali.
Fu lodato per la capacità di trasformare il “particolare” in un linguaggio universale e ricevette numerosi premi che ne attestarono il valore culturale e sociale. Viene oggi ricordato come un artista che “scolpiva l’anima” dei suoi soggetti, trasmettendo una forza ancestrale.In un mondo globalizzato, la sua fedeltà all’identità d’origine lo rese un punto di riferimento per collezionisti e semplici amatori. Il Maestro fu lodato per la sua capacità di penetrare l’umanità dei personaggi danteschi ,attraverso una profonda introspezione” psicologica”.
Lo storico dell’arte Claudio Strinati sottolineò come il suo stile moderno, delicato e profondo, riuscisse a rendere attuale il messaggio del “Sommo Poeta”. La tesi centrale fu che non fosse solo un semplice illustratore ma un artista capace di creare un ponte ideale tra epoche diverse,attraverso una pittura intrisa di sensibilità, con un linguaggio etereo, trasparente e meditato. Strinati ,infine ,delinea come Tripodi riuscisse a trovare un equilibrio tra immediatezza e riflessione, stabilendo una sintonia spirituale che supera i secoli in quanto processo di costante arricchimento artistico che “vive”.
A fargli eco è la dedica di Antonio Paolucci ,celebre storico dell’arte ed ex direttore dei Musei Vaticani, non solo un complimento, ma un riconoscimento profondo del suo valore etico e professionale. Paolucci lo definisce un “artista vero”, qualcuno che non ha semplicemente scelto un mestiere, ma ha dedicato l’intera esistenza al servizio dell’arte, in equilibrio perfetto tra passione, lucidità intellettuale, intesa come “mente serena”. Le sue forme restituiscono una visione pittorica della Divina Commedia di grande bellezza. In lui convivono ispirazione, sensibilità e una spiccata capacità “evocativa e visionaria”.
L’opera del Maestro è come un grido che nasce dalle profondità delle montagne per trasformarsi in armonia visiva, descritta come “un’umanità protesa verso il Dio creatore e purificatore”. Sant’Eufemia Di Aspromonte ,la Calabria e il mondo intero sono rimasti orfani di uno dei suoi figli più illustri, ma lo spirito del Maestro Tripodi continuerà a vivere nell’eternità della bellezza che ha saputo seminare e regalare.L’ invito alle Istituzioni preposte è quello di attivarsi energicamente affinché questa grandiosa “memoria collettiva” venga salvaguardata e preservata dall’ oblio dei tempi e dell’ indifferenza. Angelina Stillisano
































