La povertà spirituale

Le riflessioni domenicali di Angelo Latella 

La mia riflessione oggi prende spunto da qualcosa che ha sottolineato, tra le tante, Madre Teresa di Calcutta : la povertà spirituale si annida anche nel cuore di chi è colmo di ricchezza.

La povertà materiale è quindi la mancanza di soldi e di conseguenza… di cibo, vestiario, automobili, carburante, telefonino, e ogni altro oggetto o servizio che potrebbe facilitare la vita “materiale e quotidiana”.

Ma i problemi e la tristezza di chi i soldi ce l’ha come si spiegano? Con la povertà dello Spirito, dell’anima, che per dirla papale papale, è più dura e profonda della povertà materiale. Chi non cura l’anima è destinato, prima o poi, a fermarsi, a fare calcoli e a tirare somme.

E quando scopre che quello che potrebbe realmente lasciare qui, è molto di più di quello che potrebbe portare dall’altra parte, cade in depressione, cade nell’ infinita voglia di non andare più avanti. Chi cura lo spirito (…l’anima per intenderci) riceve e trasmette amore, amicizia, valori, positività. Dice grazie sempre, a tutti , anche a Dio, si affida a Dio, e comincia ad eliminare dalla propria vita parecchio “materiale” (che servirebbe a poco o niente) anche perché non entrerebbe nella bara.

Chi cura lo spirito, ama tutto e niente, ama respirare, ama guardare il cielo e il mare. In sintesi, sembra ovvio che chi cura lo spirito abbia più possibilità di gestire al meglio l’altra povertà, quella materiale, chi crede non si “sbarrua” mai, chi crede conosce la strada, sa dove andare e non gli interessa arrivarci prima, si basa sul “comu voli Diu”.

Buona domenica.