La riflessione domenicale di Angelo Latella
Siamo talmente circondati da cose da fare, da sbrigare, da leggere, da controllare, da verificare, da pulire, da cucinare… insomma abbiamo mille impegni e duemila distrazioni e spesso finiamo con un semplice “eseguire da routine”, magari al più presto, senza riflettere un istante, senza pensarci nemmeno una volta.
Non pensiamo più a niente, nemmeno all’anima. Forse è colpa della società, del suo continuo mutamento, forse è colpa dell’età o dell’onnipresente stress, ma il disagio del pensiero e dello spirito non è riservato ad alcune categorie, la crisi colpisce tutti, come i bombardamenti d’altronde, che non guardano in faccia nessuno.
Finiamo quindi col riempire il cervello di cose inutili, perché a questi risultati ci porta il “poco tempo per pensare bene, per selezionare”, e figuriamoci poi il pregare, cosa comunque soggettiva, che esenta e alleggerisce il non credente.
Ci fermiamo molto sull’aspetto materiale, sull’apparire, e spesso deleghiamo, ed è già un successo, su quello spirituale.
Mi è capitato di sentirmi dire, da persone apparentemente sane, “prega per me”, a voler in qualche modo sottolineare la loro mancanza di tempo per pregare, e ritenendo me un “fortunato, un beato tu che trovi il tempo”.
La preghiera è come il pensiero, non si può delegare…Non si può dire ad un altro “pensa per me”, almeno che non ci sia una grave e conclamata patologia che freni il nostro vivere.
Pregare comporta un pensare, un pensare importante, impegnativo, spesso non visibilmente redditizio.
Pregare è una cosa seria, e delegare senza “seguire un percorso”, è tempo perso. Il pensiero e la preghiera sono facce della stessa medaglia.
Dobbiamo trovare il tempo per pensare, perché solo così potremmo scoprire la profonda bellezza della preghiera, e l’umile grandezza di un Dio, presente e innamorato.


































