venerdì 8 Maggio 2026
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La vera crisi? Non pensiamo e non preghiamo più

La riflessione domenicale di Angelo Latella 

Siamo talmente circondati da cose da fare, da sbrigare, da leggere, da controllare, da verificare, da pulire, da cucinare… insomma abbiamo mille impegni e duemila distrazioni e spesso finiamo con un semplice “eseguire da routine”, magari al più presto, senza riflettere un istante, senza pensarci nemmeno una volta.

Non pensiamo più a niente, nemmeno all’anima. Forse è colpa della società, del suo continuo mutamento, forse è colpa dell’età o dell’onnipresente stress, ma il disagio del pensiero e dello spirito non è riservato ad alcune categorie, la crisi colpisce tutti, come i bombardamenti d’altronde, che non guardano in faccia nessuno.

Finiamo quindi col riempire il cervello di cose inutili, perché a questi risultati ci porta il “poco tempo per pensare bene, per selezionare”, e figuriamoci poi il pregare, cosa comunque soggettiva, che esenta e alleggerisce il non credente.

Ci fermiamo molto sull’aspetto materiale, sull’apparire, e spesso deleghiamo, ed è già un successo, su quello spirituale.

Mi è capitato di sentirmi dire, da persone apparentemente sane, “prega per me”, a voler in qualche modo sottolineare la loro mancanza di tempo per pregare, e ritenendo me un “fortunato, un beato tu che trovi il tempo”.

La preghiera è come il pensiero, non si può delegare…Non si può dire ad un altro “pensa per me”, almeno che non ci sia una grave e conclamata patologia che freni il nostro vivere.

Pregare comporta un pensare, un pensare importante, impegnativo, spesso non visibilmente redditizio.

Pregare è una cosa seria, e delegare senza “seguire un percorso”, è tempo perso. Il pensiero e la preghiera sono facce della stessa medaglia.

Dobbiamo trovare il tempo per pensare, perché solo così potremmo scoprire la profonda bellezza della preghiera, e l’umile grandezza di un Dio, presente e innamorato.