Tutto è iniziato il 23 gennaio. Fuori, il ciclone Harry sferzava i vetri e le strade con una violenza che imponeva il silenzio; dentro gli smartphone della ex 5ª C del Liceo Scientifico di Sant’Eufemia d’Aspromonte, scoppiava invece un’altra tempesta, stavolta di notifiche.
C’è un filo invisibile che nemmeno i cicloni possono spezzare: quello del bene. È stato in quel pomeriggio di pioggia che tra le mani di Dominga e Sara nasceva la scintilla del ritorno.
Con un rapido scambio di messaggi e un “click” sul tasto “Nuovo Gruppo”, le due ex compagne hanno spezzato un silenzio lungo trentaquattro anni.
Quel gesto digitale ha trasformato lo smartphone in una macchina del tempo, riaccendendo in pochi istanti la costellazione della 5ª C rimasta ferma al 1992, trentaquattro anni di attesa erano abbastanza.
Dopo che la “scintilla” è scoccata nel riflesso blu di uno schermo, apparivano i nomi sul display uno dopo l’altro. Un mosaico di volti adulti, un’emozione palpabile e quasi elettrica, capace di viaggiare attraverso i byte più velocemente del vento.
Tra un ricordo e una battuta, è emerso subito il rammarico per chi — per distanze geografiche o problematiche di salute — non avrebbe potuto partecipare fisicamente alla rimpatriata. Ma in quella chat, per una sera, erano di nuovo tutti presenti.
Nonostante il meteo avverso, la volontà di ritrovarsi è stata più forte di ogni allerta. Dopo giorni di messaggi frenetici, la data è stata fissata per il 7 febbraio.
Una serata in pizzeria, tra buona musica e karaoke, con un obiettivo chiaro: non una semplice cena, ma un momento di socializzazione autentica.
Quando finalmente si sono ritrovati, l’imbarazzo iniziale è durato solo pochi secondi, spazzato via da un abbraccio collettivo. Seduti a quel tavolo, le rughe e i capelli grigi sono diventati dettagli irrilevanti.

La serata si è aperta con una riflessione condivisa: il liceo non è stato solo un insieme di teoremi o versioni, ma il luogo dove si è cementato il loro percorso umano. Il Liceo di Sant’Eufemia d’Aspromonte è stato nel tempo un vero faro culturale per il territorio, un presidio che ha saputo resistere ai mutamenti epocali mantenendo intatta la sua missione educativa e anche oggi continua a rappresentare, come allora, un’eccellenza capace di trasmettere valori universali: la dignità del pensiero, il rispetto per le radici e la solidarietà umana.

”Siamo il risultato di quelle ore passate tra i banchi,” ha sussurrato qualcuno tra un brindisi e l’altro. “La scuola ci ha dato le basi culturali, ma è stata la 5ª C a insegnarci come restare umani in un mondo che cambia.”
Al centro dei racconti, come giganti che ancora indicano la via, sono apparsi i volti di chi sedeva dall’altra parte della cattedra: Il professor Elio D’Agostino (Italiano): che con la passione per la parola ha insegnato loro l’empatia e a leggere dentro se stessi. Il professor Rosario Monterosso (Storia e Filosofia): architetto del pensiero critico, che li ha spronati a non essere mai spettatori passivi della storia. Il professor Adone Strano (Matematica): che con il suo rigore ha fornito gli strumenti per risolvere le complesse equazioni della vita adulta.
A loro è andato il pensiero più grato: guide silenziose che hanno plasmato carriere e anime.
La serata non è stata solo un rito collettivo, ma la conferma che la formazione trasmessa dal Liceo continua a vivere attraverso i successi e l’umanità dei suoi ex allievi che si sono lasciati con una promessa: non far passare altri trentaquattro anni, perché la bellezza di ritrovarsi è scoprire di essere” fratelli di strada” ancora parte della stessa, grande storia
.Angelina Stillisano


































