I locali della Stazione Ferroviaria di Santa Caterina, cuore pulsante dell’Associazione “Incontriamoci Sempre”, hanno ospitato una conferenza che ha fatto luce su uno dei segreti meglio custoditi del sottosuolo reggino, focalizzandosi sulla monumentale struttura emersa durante gli scavi di Piazza Garibaldi proprio di fronte alla Stazione Centrale.
L’evento, svoltosi ieri pomeriggio è stato moderato da Marco Mauro, e ha visto la partecipazione di esperti e cittadini uniti dall’interesse per un ritrovamento che sta riscrivendo i confini della Rhegion di età romana.
Ad aprire i lavori è stata la relazione del professor Daniele Castrizio dell’Università di Messina, che ha ricostruito il contesto del ritrovamento avvenuto durante i lavori per un parcheggio, sottolineando l’eccezionale qualità delle tecniche costruttive e la monumentalità dell’impianto, ribadendo la necessità di un approccio scientifico rigoroso per contrastare letture improvvisate.
Grazie anche alla mappatura georadar realizzata dall’architetto Kostas Telios, l’indagine si è concentrata su elementi specifici come il bothros, una cavità rituale per le offerte ai defunti, e piccole scale cerimoniali; dettagli che orientano l’identificazione della struttura verso un mausoleo della prima età imperiale piuttosto che un edificio di culto pubblico.

La collocazione del monumento in un’area simbolicamente legata allo sbarco dei fondatori calcidesi aggiunge ulteriore valore alla tesi presentata da Castrizio: il complesso potrebbe essere il mausoleo dedicato a Giulia Maggiore, figlia dell’imperatore Augusto. Esiliata a Reggio e morta di stenti nel 14 d.C., la ricostruzione ipotizza che il nipote Caligola, giunto in città nel 37 d.C. per potenziare il porto come scalo per l’Annona egiziana, abbia voluto riabilitare la memoria della nonna attraverso questa grandiosa opera architettonica. A rendere visibile questa ipotesi è stata la proposta di ricostruzione tridimensionale curata dal visual designer Saverio Autellitano, i cui modelli digitali hanno permesso al pubblico di percepire la volumetria e l’eleganza di quella che fu una struttura d’eccellenza, trasformando i resti attuali in un’architettura comprensibile a tutti.
L’iniziativa ha suscitato grande interesse e partecipazione, animando il dibattito con interventi qualificati e domande che hanno arricchito la discussione sui possibili sviluppi della ricerca archeologica nell’area. Questa singolare iniziativa ha rappresentato non solo un momento di approfondimento scientifico, ma anche un’importante occasione di confronto pubblico su una scoperta che potrebbe contribuire in modo significativo alla conoscenza della storia antica di Reggio Calabria, offrendo al contempo una visione lungimirante sulla valorizzazione del patrimonio archeologico locale.
L’auspicio emerso è che tale tesoro non resti un frammento isolato nel tessuto urbano, ma diventi il fulcro di una nuova narrazione culturale per la città, capace di restituire ai cittadini la consapevolezza della propria identità millenaria .
Angelina Stillisano
































