Perché classificare la violenza? Esiste una violenza buona e bella?

Le riflessioni domenicali di Angelo Latella 

Classificare, significa mettere in ordine in funzione di qualcosa, che può essere un punteggio, un alfabeto, una misura , un merito o un risultato… insomma creare una graduatoria.

Nel caso della violenza è possibile fare ciò? Si parla tanto di violenza di genere, violenza minorile, violenza fisica , verbale, imprevedibile, incalcolabile, feroce e inaudita. Si può creare una classifica per giustificare, comunque, ogni forma di violenza ? Magari al primo posto metteremmo quella che causa la morte, e poi? Dal secondo posto in giù cosa scriveremmo ? Se a morire è stata una donna o un uomo ? Un bambino o un anziano ? Uno ammazzato dalla moglie o dal vicino di casa ? Uno morto per difendere i suoi gioielli o per difendere la patria ? Non potremo mai stilare una vera classifica sul perché della violenza, di tanta violenza.

Mentre si potrebbero giustificare quelle forme di bugie dette “a fin di bene” , non sarà mai possibile giustificare alcuna forma di violenza, non esiste una sola violenza “a fin di bene”.

Sarebbe il caso di rivedere anche quel famoso detto o proverbio sentito, risentito e adattato più volte, che dice: “mazze e panelli, fanno i bimbi belli”. In educazione non è prevista alcuna forma di violenza. Capite adesso il perché delle guerre ? Manca la cultura della non violenza.

Buona domenica.