Sinopoli: il rito secolare della Dera ieri sera ha aperto i solenni festeggiamenti civili e religiosi in onore di Maria SS. delle Grazie. Il rito secolare della “Dera” si perpetua da quattrocento anni tra fede, fuoco e folklore e affonda le sue radici in un passato antico e affascinante.

Come documentato nel libro dello storico locale, il professor Giuseppe Misitano, il termine “Dera” deriva dal latino taeda e dal greco daīda, convertito in dera per via del rotacismo locale, vocaboli che originariamente indicavano la torcia di pino resinoso. Un tempo, la complessa preparazione di questi manufatti era affidata alla famiglia di mulattieri Romeo, nota come “Lignu Stortu” del Rione San Giovanni di Dio, i quali raccoglievano stecconi di pino, abete e laricio imbevuti di resina naturale.
Prima della fiaccolata, le stecche venivano legate a corona in cima a robusti bastoni e accese grazie ai grandi falò predisposti davanti alle case, dando inizio a una tradizione destinata a segnare indelebilmente l’identità del borgo.
Nel corso dei secoli, la progressiva difficoltà nel reperire conifere resinose ha spinto i “Giovani Devoti”, veri custodi di questa eredità, a rinnovare la tecnica costruttiva utilizzando come prezioso succedaneo le stecche dei rami d’ulivo, intrecciate con sapienza artigianale. Questa lavorazione rigorosa, tramandata per via orale e attraverso l’esperienza diretta, dà vita a manufatti unici che si distinguono in fogge diverse: dalle torce a una, tre, cinque, sette o nove punte, strutturate appositamente per ottimizzare la combustione e l’impatto visivo. Durante il corteo, le dere più piccole adornano i lati del percorso, mentre la fiaccola monumentale a forma di stella ,la cui grandezza detiene l’onore di chiudere la sfilata , custodisce il cuore pulsante della tradizione prima dell’arrivo sul sagrato.

Anche ieri sera, nella data del 29 agosto, a Sinopoli, nel cuore della Piana di Gioia Tauro, le manifestazioni civili e religiose in onore della Madonna SS. delle Grazie hanno preso il via ufficialmente grazie all’impegno sinergico dei “Giovani Devoti” che portano avanti questa tradizione, del Comitato Feste Maria SS di tutte le Grazie e del parroco don Gianni Madafferi. Quando il crepuscolo ha tinto il cielo di Calabria con riflessi caldi e intensi e l’eco delle preghiere ha ceduto il passo alla trepidazione, le strade del borgo si sono accese improvvisamente di vita. Partendo dall’antica Chiesa di San Giovanni di Dio, suggestivo gioiello architettonico, il corteo si è snodato solennemente lungo le vie principali del paese, come via Garibaldi e via Vittorio Emanuele, accompagnato dal complesso bandistico, dagli scampanii festosi e dallo stupore dei fuochi d’artificio.
Il lungo corteo delle dere è culminato trionfalmente davanti al sagrato della Chiesa di Maria SS. di tutte le Grazie, dove la tradizione ha trovato compimento attraverso il tradizionale e folkloristico ballo del “camiiu”. Subito dopo, il cielo si è colorato di un suggestivo e bellissimo spettacolo grazie ai fuochi pirotecnici a cura di una ditta locale, che hanno lasciato tutti visibilmente contenti. Alla fine la festa è proseguita sino a tarda notte con il raduno di organetto e tamburello. In questo momento di intensa partecipazione collettiva, fede, fuoco e folklore si sono fusi in un tutt’uno che ha celebrato l’identità autentica di Sinopoli, riunita per pregare la Vergine Maria. La serata si è rivelata così l’occasione ideale in cui la comunità si è ritrovata, rinsaldando il proprio senso di appartenenza e rinnovando quel legame viscerale con la terra d’origine che definisce la storia, le radici e l’anima di un intero popolo.
I festeggiamenti proseguiranno nei prossimi giorni per culminare nella giornata dell’8 settembre, che vedrà la suggestiva processione del Quadro della Madonna per le vie del paese e la grande chiusura affidata al concerto gratuito di Fred De Palma.
_Il valore culturale e la resistenza della memoria_
Tutelare e perpetuare un patrimonio di tale portata non significa semplicemente volgere uno sguardo nostalgico al passato, bensì interrogare la memoria viva di ciò che è stato per comprendere appieno il presente e forgiare il futuro. In un tempo che corre freneticamente e rischia di eclissare i confini dell’appartenenza, custodire la “Dera” diventa un supremo atto di resistenza culturale. È un ponte invisibile che unisce le radici profonde di una terra aspra e generosa al domani e alla voce dei giovani, ricordando che un popolo senza radici è come un albero privo di terreno: destinato a sradicarsi al primo soffio di vento. Il fuoco della memoria ha continuato così a bruciare, affinché la voce del passato non si spenga, ma continui a farsi ascoltare, forte e viva, nel cuore del domani.
Angelina Stillisano

































