La riflessione domenicale di Angelo Latella
La diversità non è un problema.
Non lo è mai stato, perché ogni essere umano è unico (…ma attenzione, non tutti ne siamo pienamente convinti o consapevoli. Per essere precisi e chiari, quando muore un solo uomo non muore uno dei tanti uomini, muore un pezzo unico, irripetibile, ditelo a tutti gli assassini). La diversità può però portare sofferenza, molti soffrono per non essere belli, sani, muscolosi, slanciati, intelligenti come tanti altri. E parecchi se la prendono anche con Dio, soprattutto quando il termine di paragone diventa “il diversamente abile, il down, il gay” … che strano questo Dio dell’amore che non crea e non ama tutti allo stesso modo. Ma Dio è l’artefice del tutto, compreso l’amore, l’amore di Dio non è misurabile, forse nemmeno eguagliabile, direi che è inspiegabile, Dio vede amore straordinario proprio dove noi, miseri uomini, vediamo “fratelli difettosi”. Dio crea, tutt’oggi, uomini unici e liberi, non è mai stato una fotocopiatrice, ne stupenda ne difettosa, e non c’è neppure un “fratello difettoso” uguale ad un altro, e nessun fratello, nemmeno il “difettoso” ha il diritto di non valorizzare i talenti che Dio gli ha donato.
La felicità è accettare la nostra unicità senza paura.
Nessuno deve cercare di imitare, di assomigliare, di diventare uguale ad un altro (o a tanti altri). La mia “lotta” consiste nel rimanere sempre “curante e innamorato” di me stesso, senza correre il rischio di snaturare la mia unicità e cadere nella facile tentazione di “copiare”… Come del resto sosteneva
San Carlo Acutis : “siamo tutti pezzi unici ma molti muoiono fotocopia “.
La bellezza della vita (o se gradite la bellezza della libertà) non nasce affatto dall’uniformarsi, ma
dalla convivenza con tutti i pezzi unici che incontriamo nel nostro cammino.
La diversità non è una distanza da colmare, non è una differenza, è vita, è dono, da tutelare, da custodire, da far fruttare.
































