lunedì 12 Ottobre 2026
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Viaggio musicale tra radici e modernità: Sapone canta il Sud 2.0 e conquista Sinopoli

Ieri sera il cantante popolare Peppe Sapone ha conquistato con la sua voce e le melodiose armonie musicali la piazza di Sinopoli, nell’ambito dei festeggiamenti civili in onore di Maria SS.di tutte delle Grazie.

Due ore di concerto all’insegna del sound puro, in cui i vecchi strumenti musicali, come la lira, la zampogna e la fisarmonica, hanno fatto da padroni per inneggiare a suoni e canti popolari, rivisitati egregiamente in chiave moderna per farli fondere in modo unico, con sonorità moderne e strumenti come la batteria, la chitarra elettrica e la chitarra battente.Melodie straordinarie capace di far riannodare i fili del tempo per rivivere la tradizione musicale in una nuova versione attraente, borderline con il moderno, per farla apprezzare anche dai giovani, perché la musica è continua ricerca ed elevazione. Un viaggio nella musica popolare che profuma di antiche radici e guarda al futuro, guidato dalla voce e dalla passione del talentuoso cantante Peppe Sapone.

Dalle origini di Trunca fino ai palchi di oggi, ecco il racconto del suo percorso artistico.
Peppe, partiamo dall’inizio: raccontaci il legame con la tua terra, Trunca, un piccolo borgo di Reggio Calabria. Come hai scoperto la tua voce?
La musica per me è stata una questione di famiglia: essendo nipote d’arte, grazie al mio amatissimo nonno Gaspare ho respirato arte e melodie fin da piccolo. Vengo da Trunca, un piccolo borgo di Reggio Calabria dove si respira tradizione in ogni angolo. È lì che sono cresciuto, ascoltando canti che mi hanno trasmesso questa passione, che ho iniziato a metabolizzare piano piano insieme ai ritmi e all’atmosfera della mia terra. La scoperta della voce è arrivata in modo naturale, quasi come un’esigenza interiore, fino a trasformarsi col tempo in una vera e propria professione che oggi porto avanti con dedizione e passione ogni giorno della mia vita, perché è diventata il mio lavoro.
Quali sono state le tappe fondamentali del tuo percorso artistico prima di arrivare al progetto attuale?
Il mio cammino è fatto di incontri importanti e collaborazioni che mi hanno formato; ne cito alcuni: la prima intensa collaborazione artistica è iniziata con il maestro Ciccio Nucera, un punto di riferimento fondamentale. Successivamente ho fatto parte del percorso artistico dei Cumelca, esperienze musicali a tutto tondo che hanno arricchito il mio bagaglio musicale e professionale. Poi, a partire dal 2024, ho sentito che era il momento di dare una forma personale alla mia visione artistica e ho creato il mio progetto “Peppe Sapone canta il Sud 2.0”, affiancato da musicisti eccelsi che mi accompagnano in questo meraviglioso viaggio musicale all’insegna della riscoperta del sound originale e unico.
Come descriveresti la vostra identità musicale e l’uso degli strumenti tradizionali?
Il nostro sound è marcatamente popolare, ma viene elevato e arricchito dagli strumenti tradizionali come la chitarra battente, la lira, la fisarmonica, l’organetto, il tamburello e l’antica zampogna che si coniugano in modo sublime con il suono moderno, in modo volutamente ricercato. Credo fermamente che ogni artista si debba identificare con il suo suono, e noi cerchiamo proprio questo: una contaminazione equilibrata in cui il passato dialoga costantemente con il presente.


Parlando di modernità, qual è la tua posizione sull’uso dell’intelligenza artificiale nella musica?
Sono assolutamente favorevole all’intelligenza artificiale, a patto che venga utilizzata con equilibrio. Può diventare uno strumento utile se riesce a fondersi in modo armonioso con la creatività umana, facendo in modo che le qualità canore e artistiche vengano ulteriormente valorizzate anziché snaturate, il tutto sempre entro i giusti confini.
Sei in giro da maggio con il tuo tour: quali sono gli appuntamenti e le situazioni che ami di più?
Siamo in piazza da maggio, impegnati tra serate, eventi e manifestazioni anche private. Ma il vero fiore all’occhiello di questo tour sono le serenate, le antiche serenate che un tempo venivano fatte in onore dell’amata. Riportare in vita questa tradizione per me rappresenta un motivo di orgoglio non indifferente, emotivamente fortissimo per chi le ascolta.
All’interno di questo repertorio c’è un brano a cui tieni particolarmente?
Sì, il pezzo forte del tour è la canzone “Serenata”, scritta da Vincenzo Caia. L’ho riarrangiata con i miei musicisti e i nostri strumenti tradizionali, perché rappresenta perfettamente la filosofia del mio progetto: far sì che il vecchio si fonda con il nuovo in un abbraccio eterno senza fine .

Angelina Stillisano