La tradizionale “Festa della Bandiera” si è trasformata in appello civile per la Pace, contrapponendo il dialogo e gli investimenti sociali alla folle corsa globale al riarmo.
Questo il filo conduttore della serata che ha animato il piccolo centro lo scorso 29 agosto. Un evento singolare dedicato alla memoria del professor Elio D’Agostino, docente di lettere e latino presso il Liceo scientifico Enrico Fermi di Sant’ Eufemia d’Aspromonte, che tanto si adoperò affinché in quella piazza tornasse a sventolare il Tricolore.

La rievocazione storica dei moti carbonari del 1847 ha trasformato il ricordo in un accorato appello civile contro ogni logica di conflitto celebrando il momento in cui, per la prima volta il Meridione d’Italia, sventolò il Tricolore auspicante l’Unità. A issarlo furono i Martiri della Bandiera, che pochi giorni dopo pagarono con la vita o con il carcere il loro sogno patriottico.
L’opera teatrale “I Martiri della Bandiera”, scritta e diretta dal poliedrico Giovanni Suraci, ha posto al centro della rappresentazione il ricordo della famiglia Romeo, originaria dei patrioti del Risorgimento, affinché il Tricolore non sia una stoffa inerte, ma torni a sventolare fiero in nome di diritti inalienabili.

La rievocazione dei moti carbonari non si è limitata a essere un omaggio alla storia risorgimentale, ma si è tramutata in un manifesto politico e culturale di straordinaria attualità.L’ edizione 2026 è stata aperta dai saluti del Sindaco Francesco Malara alla presenza dei discendenti dei martiri della famiglia Romeo, della professoressa Elvira Moscato, moglie dell’indimenticato professore Elio D’Agostino , e della Fanfara dei Bersaglieri guidata da Nicola Morabito e dal capo fanfara Giovanni Romeo, la manifestazione ha intrecciato la solennità dell’alzabandiera con la forza espressiva dell’arte.
L’opera teatrale ha riletto il sacrificio dei patrioti per lanciare una domanda urgente al presente: ha senso continuare ad alimentare la spesa militare sottraendo risorse vitali a scuole, sanità e lavoro? La riflessione sul valore della libertà e della democrazia ha preso forma attraverso le voci, i suoni e i versi di numerosi artisti che hanno animato la singolare manifestazione.
Miky Riso: ha aperto la manifestazione declamando una poesia dedicata al borgo aspromontano, scritta dallo stesso Giovanni Suraci.
La “Compagnia teatrale dei” Folli ” composta da: Antonio Benestare, Nino Cervettini, Maurizio Colosi, Raffaela Condello, Antonino Cotroneo, Mimma Creaco, Giuseppe Dieni, Nuccia Macrì, Marina Neri e Giovanni Suraci, ha offerto un’interpretazione profonda capace di trasformare il ricordo storico in un dibattito vivo sul presente.
Il “Coro Città di Villa San Giovanni”: diretto dal Maestro Giusy Antonella Santacaterina, ha fatto vibrare l’atmosfera con l’accompagnamento al pianoforte del Maestro Claudia Bova, dei violini dei Maestri Daniela Cicco e Adalgisa Serracchia e della chitarra di Aurora Giuditta Santacaterina.
Il filo conduttore che ha unito la memoria del Risorgimento alla Costituzione italiana rifugge ogni logica di contrapposizione. La bandiera sventolata a Santo Stefano in Aspromonte ha incarnato una comunità di valori fondata su libertà, democrazia, solidarietà e giustizia. Giovanni Suraci, coordinatore del Concorso Nazionale di Poesia per la PACE , ha asserito che la finalità della rappresentazione,ripercorrendo gli ideali patriottici , è quella di lanciare un monito chiaro all’Italia e all’Europa:” La sicurezza dei popoli non si misura con il numero delle armi accumulate, ma con la capacità della diplomazia e della cooperazione internazionale di prevenire i conflitti, dimostrando che non esiste futuro laddove si continua a investire nella guerra anziché nella vita.Dal cuore dell’ Aspromonte si è innalzata una grande riflessione che chiama in causa tutte le coscienze in quanto non vi è libertà senza pace, né democrazia senza dialogo, il Tricolore è l’emblema di unità,di pace, libertà, democrazia, giustizia e solidarietà, e non esiste vera sicurezza senza diplomazia e tutela della dignità umana”.
Angelina Stillisano
































