Il gruppo “I Briganti” -Musiche dal sud ” ha partecipato per la seconda volta al festival organizzato dall’Associazione HistoRya, un evento internazionale nato per promuovere il dialogo interculturale attraverso le arti tradizionali della musica, della danza e del teatro.
Il viaggio dei “Briganti” ha avuto inizio tra i colori e l’energia travolgente di Marrakech, per poi spingersi verso la costa, dove Safi li ha accolti con il profumo del mare e l’ospitalità calorosa che da sempre la contraddistingue.
L’ospitalità marocchina è stata il leitmotiv dell’intera esperienza, vissuta tra la tradizionale cerimonia del tè, la scoperta dell’artigianato locale e la condivisione di momenti quotidiani, inclusa la partecipazione collettiva della città ai Mondiali di calcio 2026.
I laboratori di danza, fiore all’ occhiello, sono stati guidati da Laura Liberanome, da anni impegnata nella diffusione della pizzica e delle danze popolari del Meridione, e da Agata Scopelliti, Direttrice dello Stretto che Balla, punto di riferimento della danza tradizionale aspromontana.Grazie a loro è stato dimostrato come la danza popolare sia un linguaggio universale capace di unire persone di diverse estrazioni culturali.

Il gruppo si è esibito in luoghi iconici, come il Castello di Safi e il lungomare durante il tramonto. Gli spettacoli hanno visto l’alternarsi di sonorità italiane, flamenco spagnolo e musica tradizionale marocchina.
Il Legame tra le Culture è stato l’incontro con la musica Gnawa. Assistere a una jedba (stato di trance rituale) ha permesso ai componenti del gruppo di cogliere legami sorprendenti con il tarantismo del Sud Italia. Entrambe le tradizioni hanno dimostrato come la musica e la danza siano espressioni spirituali e comunitarie del vissuto umano.
Per “I Briganti”, Il bilancio del festival è stato quello di uno scambio umano autentico.«Più degli spettacoli, porteremo con noi i ragazzi dell’Associazione HistoRya e tutta la città di Safi, che ci hanno accolti come una famiglia», hanno raccontato i membri del gruppo al rientro. Le poesie condivise, le risate e quell’affetto spontaneo hanno trasformato una tournée in un’esperienza di vita singolare.
Per “I Briganti”, rappresentare l’Italia è stato non solo un onore professionale, ma una conferma che, quando si condivide la propria cultura con il cuore, il legame rimane, perché la musica è un linguaggio spirituale capace di unire l’animo umano.
Angelina Stillisano


































