Domenica 18 ottobre 2026, alle ore 18:30, la Stazione FS di Santa Caterina ,grazie all’impegno dell’Associazione “Incontriamoci Sempre”, coordinata dall’attivo Pino Strati, ospiterà un nuovo appuntamento della ricca stagione della rassegna culturale “Calabria d’Autore”.
L’incontro sarà dedicato alla presentazione del romanzo “Calúra” di Saverio Gangemi, pubblicato da Rubbettino Editore. L’autore dialogherà per l’occasione con la giornalista Angelina Stillisano. La cittadinanza e tutti gli appassionati di cultura sono invitati a questo incontro di grande respiro culturale che offrirà spunti illuminanti per riflettere sulla crisi ambientale e sul nostro presente.
Con “Calúra”, lo scrittore esordiente Saverio Gangemi firma un romanzo di straordinaria maturità, capace di segnare un punto di svolta nella letteratura contemporanea. Nato in Brasile a Redentora nel 1987 e cresciuto a Melicucco, nella piana di Gioia Tauro, l’autore ha ereditato la passione per i libri dal padre scrittore e l’amore per la natura, in particolare per il suo Aspromonte, dal nonno.
Il libro intreccia con maestria la tradizione verista e mitica del Mezzogiorno con i temi caldi della climate fiction e dell’eco-fiction globale.
La vicenda si sviluppa in una comunità agro-pastorale dell’entroterra calabrese, sospesa in un tempo indefinito. L’equilibrio del paese si spezza in un soffocante pomeriggio di metà giugno: mentre i contadini Lanczo e Duardo cercano riparo sotto il grande “Albero della merda”, immune al degrado circostante e cuore sociale del borgo, un tuono tremendo e privo di lampo squarcia l’aria. È la “spezzatura del tempo”. Da quell’istante, una cappa di calore denso e innaturale cala sulla terra, intrappolando gli abitanti in un’afa perenne senza via di ritorno. “Dagli intestini della terra emerse qualcosa che non fu alito, non fu soffio, non fu ingombro, né ombra dentro il buio. Era… era una presenza. Che si mosse a vagare libera”.
Con il passare delle settimane, la morsa del caldo prosciuga i corsi d’acqua, riduce i pozzi a fango essiccato e fa marcire i frutti sugli alberi. Mentre la natura muore e gli animali scompaiono lasciando spazio solo ai rettili, la comunità piomba in un eterno presente infuocato. In questo scenario estremo, dove le istituzioni sono del tutto assenti, la fame e la sete riaccendono vecchi rancori e faide mai sopite, ma risvegliano anche un’arcaica solidarietà contadina di fronte al medesimo destino.
Più che personaggi tradizionali, le figure che popolano il racconto sono veri e propri archetipi di un mondo che scompaiono: Lanczo, imponente e grottesco, incarna la memoria e la forza viscerale della terra; Duardo rappresenta la dedizione incrollabile al lavoro e alla routine dei campi; la madre Filomena, intenta a sgranare il rosario, simboleggia una fede antica usata come scudo per placare una natura divinizzata e implacabile.
A rendere unico “Calúra” è soprattutto la sua scrittura. Gangemi rifiuta i canoni della prosa commerciale e adotta uno stile materico, lirico e musicale, scandito dalla cadenza dei versi e arricchito da colti inserti dialettali. È una prosa che si fa percepire con i senses, capace di far sentire al lettore la polvere, la calce e il calore della pietra spaccata dal sole, mescolando epica popolare, realismo magico e profonda riflessione sulla memoria e sul destino. Detecnicizzando la questione del riscaldamento globale, l’opera trasforma l’aridità nell’antagonista assoluto e dimostra come il collasso della natura guidi inevitabilmente quello dell’uomo. La crisi di un piccolo paese isolato diventa così la metafora di un’emergenza planetaria, in cui la custodia della memoria e il legame profondo con il territorio rimangono le uniche forme di resistenza possibili. Già consacrato dalla critica, il romanzo ha ottenuto la Menzione Speciale al XXXVII Premio Italo Calvino per l’equilibrio tra realismo magico e distopia, ed è stato incoronato Vincitore del Premio Demetra 2026 per la Narrativa, confermandosi come un’intensa e “rovente allegoria del nostro presente”.
a.s.


































