Lo storico Natale Cutrupi racconta: “Apsias il più sacro dei fiumi”

 

Ancora una perla di storia che l’Architetto Natale Cutrupi regala ai lettori di Reggio10Forever.
Questa volta lo storico reggino ci racconta di uno dei corsi d’acqua più conosciuti che attraversano la città, il torrente Calopinace.
Un viaggio a ritroso per scoprire fette della nostra storia tenuti per mano dall’attento studioso Cutrupi che ci riportano, per la precisa e scrupolosa enunciazione sui fatti, a rivivere e viaggiare con l’immaginazione verso quei luoghi di un tempo che hanno segnato la storia della nostra amata Reggio Calabria.
Guglielmo Rizzica

Una rarissima immagine, probabilmente unica, che mostra il percorso del torrente Calopinace che origina sull’Aspromonte.
Anticamente il suo nome era Apsias e completava il suo percorso nella Punta di Calamizzi (una striscia di terra che si addentrava nel mare per qualche chilometro che sprofondò il 20 ottobre 1562) alla cui foce giunsero nel 730 avanti Cristo i coloni calcidesi che fondarono la nostra città e battezzarono Rhegion, come dall’Oracolo di Delfi “Laddove l’Apsias, il più sacro dei fiumi si getta nel mare, laddove, mentre sbarchi una femmina si unisce al maschio, là fonda una città; il Dio ti concede la terra ausoneaveva indicato e cioè fermarsi dove avrebbero incontrato, lungo il loro percorso un maschio abbracciato ad una donna.
E in quel punto d’approdo, oggi slargo del Tempietto in prossimità della Stazione Ferroviaria Centrale, fu posizionata, per rammentare le nostre origini, una scultura che simboleggia il maschio (fico) abbracciato a una femmina (vite).
Questo torrente che rappresentò il limite urbano a Sud fu deviato dal suo alveo naturale nel 1547 per costruire alla sua foce, punto strategico militare, il Forte Castelnuovo in difesa delle frequenti incursioni turchesche ma non completato per l’inabissamento del promontorio, come detto sopra.
Fino a quella data le acque defluivano lungo la Via Agamennone Spanò (inizia dal Ponte di San Pietro) costeggiando la Chiesa del Carmine e sfociavano a mare secondo il tragitto oggi indicato dalle vie XXI agosto e lemos. Nella superficie ricavata, dopo l’abbattimento della cinta muraria, caratterizzata da un andamento regolare si costruirono importanti opere pubbliche. Tra queste la Stazione Ferroviaria e il Gazometro che entrò in funzione nel 1867 alimentando inizialmente 350 fanali. Grazie
Natale Cutrupi